Il fine pasto piemontese di un tempo contemplava le paste di meliga inzuppate in un bicchiere di Barolo, mentre oggi – poco filologicamente – molti ristoratori le servono abbinate allo zabaione caldo, che i nostri anziani preferivano consumare lontano dai pasti, per il suo alto valore energetico. Le troverete più o meno in tutti i bar della regione, per non parlare delle pasticcerie che quasi non potrebbero considerarsi tali senza questi dolcetti gialli, croccanti, profumati e dall’impasto non troppo fine, in quanto la grana della farina di mais si deve sentire sotto i denti. Il guaio è che quasi più nessuno le confeziona come si preparavano un tempo in famiglia, subito dopo aver fatto il pane: mescolando farina di frumento e di mais, aggiungendo burro, uova e zucchero e ottenendo forme svariate: rotonde, bislunghe o a mezza luna.

Le paste di meliga devono essere gialle, croccanti, solubili in bocca, non untuose né dolciastre, con la granella della farina di mais macinata a pietra avvertibile durante la masticazione. Nel finale si deve percepire una lieve sensazione di tostatura. In alcuni casi le paste sono aromatizzate con scorza di limone, vaniglia o miele. Nessuno di questi aromi deve prevalere. Tradizionalmente erano bagnate nel vino rosso (anche di struttura), ma oggi un gusto più moderno le preferisce abbinate a un classico Moscato d’Asti, anche passito. Oggi Città del Gelato le trasforma in un prodotto adatto alla gelateria e alla pasticceria da abbinare a diverse variegature.

 

Videoricetta

Zona di provenienza: Monregalese, Cuneo, Piemonte

120-150 g/lt miscela

 

1 x 6